No spacconate, grazie
Il capitombolo del lodo Alfano non è una catastrofe e, se pure le somigliasse, lasciarsi andare alle spacconate non sarebbe un modo sensato per uscire dall’angolo buio. Il primo a comprenderlo, malgrado la dismisura della reazione immediata, sarà proprio Silvio Berlusconi. Al premier in queste ore si offrono due possibilità inconciliabili.

Il capitombolo del lodo Alfano non è una catastrofe e, se pure le somigliasse, lasciarsi andare alle spacconate non sarebbe un modo sensato per uscire dall’angolo buio. Il primo a comprenderlo, malgrado la dismisura della reazione immediata, sarà proprio Silvio Berlusconi. Al premier in queste ore si offrono due possibilità inconciliabili: governare la crisi di sistema dando subito l’impressione di poter riformare l’Italia in modo ostinato, riaprendo fra gli altri il dossier sulla giustizia e sottoponendolo a quel che resta nell’opposizione non dipietrificata; oppure agitare la durlindana del risentimento contro la natura matrigna dei poteri così detti neutrali. Siano questi non eletti come parte della Consulta e la magistratura, ovvero di nomina parlamentare come il Quirinale.
L’inerzia della recriminazione incendiaria, come la mobilitazione viscerale in piazza e nei Palazzi, non fa che assecondare le aspettative da crepuscolo degli dèi coltivate fra i nemici e gli aspiranti esecutori testamentari del berlusconismo. A questo istinto ferino il Cav. fa ancora in tempo a opporre l’immagine serena del suo consenso popolare, combinata con l’astuzia della diplomazia istituzionale e con un’agenda riformista non ostacolabile da blocchi sociali o poteri internazionali antagonisti. Insomma si tratta di deporre l’io collerico, rendere coesa la catena di comando del centrodestra e mettere ordine ovunque s’affacci una disperante confusione. Le procure avranno le risposte che cercano dal premier, lo ha detto lui stesso, ma la cosa pubblica ha sempre la precedenza.